La psicogenealogia, o psicologia transgenerazionale, affronta i “legami affettivi invisibili” che ci uniscono ai nostri avi sospingendoci a fare della nostra vita l’incarnazione di un mito transgerazionale.
Attori sulla scena della vita, interpretiamo ruoli che ci consentono di mantenere in vita le emozioni e i destini dei nostri avi, spinti da null’altro che da “obblighi d’amore” inconsci.
La psicogenealogia ci riporta a un sentire animista in cui gli avi sono gli spiriti che influenzano la nostra psiche e il nostro comportamento. Essi sono gli “enti”, le “entità” contenute negli eventi che ci accadono. Imparare a relazionarci con essi è fondamentale per conoscerci e divenire “maestri degli eventi”, ovvero padroni della nostra vita.
Con la psicogenealogia appare evidente che gli avi influenzano le reazioni e i comportamenti delle generazioni ad essi successive.

IL GENOGRAMMA
La chiave per una teoria completa dei sistemi viventi sta nella sintesi […] tra lo studio della sostanza (o struttura) e lo studio della forma (o schema). Nello studio della struttura misuriamo e pesiamo le cose. Gli schemi, però, non possono essere misurati o pesati; bisogna darne una rappresentazione grafica.
Per comprendere uno schema, dobbiamo disegnare una configurazione di relazioni “.
F. Capra – la rete della vita
Il genogramma è uno strumento fondamentale per la psicogenealogia, o psicologia transgenerazionale. Si tratta di una rappresentazione grafica del sistema familiare a prima vista simile a un albero genealogico. Il suo scopo però non è quello di agevolare una ricerca storica, ma piuttosto di esplicitare le rappresentazioni che una persona si crea dei propri avi, perché sono le rappresentazioni interne alla psiche a influenzare la nostra vita e il nostro comportamento.
Nel genogramma è importante il tipo di relazione che lega i membri della famiglia, ad esempio una relazione distante, stretta, conflittuale, e l’intensità emotiva del legame.
Elementi tipici da rappresentare nel genogramma sono:
Secondo Anne Ancelin Schützenberger, considerata la fondatrice della psicogenealogia, o psicologia transgenerazionale gli avi ci influenzano fino a 250 anni prima, perciò è consigliato inserire nel genogramma almeno 3 generazioni.
LE SCUOLE PRINCIPALI DELLA PSICOGENEALOGIA
In materia di Psicologia Transgenerazionale si riconoscono ad oggi quattro scuole principali:
- La scuola psicogenealogica prevalentemente francese il cui principale autore è Anne Ancelin Schuzenberger, (allieva di Jacob L. Moreno e di Françoise Dolto). Inoltre Vincent de Gaulejac, Ivan Boszormenij Nagy, Elizabeth Horowityz,ecc.
- L’approccio sistemico fenomenologico tedesco: Bert Hellinger e il metodo delle costellazioni familiari.
- La scuola di psicobiologia transgenerazionale francese di cui è principale autore Claude Sabbah, ideatore de la Biologie Totale des Etres Vivants (BTEV) e la Déprogrammation Biologique e la scuola di psicobiologia transgenerazionale inglese di cui è principale autore Sheldrake il quale nel suo The Presence of the Past ipotizza la presenza di “campi ricordi”.
- La scuola italosvizzera di Psicogenealogia e Costellazioni Familiari ad approccio Immaginale fondata da Selene Calloni Williams e facente capo alla Nonterapia. Vede il transgenerazionale alla luce della psicologia analitica di Jung e della psicologia dell’immaginale o psicologia archetipica di Hillman.
IL CAMPO MORFICO
Il concetto di campo morfico è alla base della biologia transgenerazionale. È stato introdotto da Rupert Sheldrake, biologo e filosofo inglese, nato nel 1942. Questi sostiene che un’eredità viene trasmessa non solo tramite i geni, ma anche attraverso i campi morfogenetici,: campi di forza che trasmettono informazioni riguardo alle forme che vegetali e animali devono assumere sviluppandosi. I campi morfici, che funzionano come campi energetici, sarebbero insomma responsabili della forma assunta da una gamba rispetto a un braccio, e da un organo rispetto a un altro.
Alcuni costellatori hanno ipotizzato l’esistenza di campi familiari che si comportano come i campi morfici, trasmettendo la memoria familiare. L’esistenza di questi campi familiari sarebbe alla base della capacità mostrata dai rappresentanti durante lo svolgimento delle costellazioni di entrare in sintonia con i membri di una famiglia sconosciuti.
La teoria della risonanza e i campi morfici
Dai campi morfici Shaldrake arriva a teorizzare l’esistenza di campi di memoria attraverso i quali ci sintonizziamo con i membri passati della specie. Nel libro The Presence of the Past, Sheldrake avanza l’ipotesi che i “campi ricordi“ non siano memorie registrate nel confini del corpo umano, ma piuttosto che siano campi di informazioni ai quali si ha accesso mediante il cervello.
Di particolare importanza, nella teoria di Sheldrake, è il concetto di risonanza morfica. Ogni stato mentale e ogni attività di ogni stato mentale, il che comprende anche sogni, esperienze mistiche, stati alterati della coscienza, ha una sua struttura, e queste strutture possono spostarsi da una persona all’altra grazie alla risonanza morfica. Secondo la teoria di Sheldrake, è grazie all’esistenza dei campi morfici che se un certo numero di persone sviluppa alcune proprietà comportamentali o psicologiche od organiche, queste vengono automaticamente acquisite da altri membri della stessa specie.
